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Nave scuola Amerigo Vespucci:
il varo, il cantiere natale
e l'arsenale dove vive

IL VARO

La nave scuola Amerigo Vespucci fu varata il 22 febbraio 1931.
Il varo di una nave è sempre un avvenimento molto importante, che rispetta rigorosamente tutta una sua ritualità. Oltre ad essere un momento economicamente rilevante, e che rende orgogliosi gli uomini del cantiere (qui si mostra la loro bravura), è anche motivo di festeggiamento di tutta la popolazione locale, diventa un evento a cui tutta la città partecipa, e che è strettamente collegato alla religiosità, alle superstizioni, alle tradizioni. Ad esempio è molto importante che ci sia una Madrina della cerimonia, che la bottiglia di spumante si rompa contro lo scafo, che venga celebrata una Santa Messa propiziatoria, che lo scafo venga benedetto, ecc..
La stessa data del varo di questa unità venne scelta proprio perché il 22 febbraio 1522 morì il navigatore Amerigo Vespucci, dal quale questo veliero prende il nome.

Le pagine di cronaca di quel giorno raccontano che alla importante e festosa cerimonia erano presenti diverse autorità e, naturalmente, tutta la cittadinanza di Castellammare di Stabia.
Alle 8.00 del mattino si trovavano già in cantiere il comandante marittimo Oscar Cerio ed il direttore ing. Odoardo Giannelli e nella cappella del cantiere si celebrò una Santa Messa.
Un'ora e mezza più tardi attraccò la nave Brenta, dalla quale sbarcarono più di cento marinaretti dell' O.N.B. che provenivano da Napoli. Sulla stessa nave erano stati imbarcati, sempre a Napoli, anche il Comandante Roberto Filangieri di Candida, Presidente della Sezione napoletana della Lega Navale, unitamente ad un folto gruppo di soci della stessa.
Subito dopo arrivò anche S. E. Ragosta, il vescovo della città; era suo compito impartire la benedizione. Nel frattempo, tutta la popolazione aveva preso posizione per assistere all'avvenimento. La folla era impaziente, ed ammirava la sagoma svelta e potente della nave Vespucci, maestosa sullo scalo e palpitante di bandiere.
Il vescovo, dopo aver benedetto la nave dal palco appositamente posizionato, fece il giro intero della nave e per finire rivolse la benedizione anche a tutta la folla presente alla cerimonia.
La Madrina del varo fu la signorina Elena Cerio, figlia del Comandante Cerio, che infranse la bottiglia di spumante seguita dai forti applausi di tutti gli spettatori.

Prima che fosse ultimata la rimozione degli scontri, il col. Giannelli fece un commosso discorso, a cui seguì l'atteso grido: "In nome di Dio, taglia!".
La scure si abbatté sulle trinche e la nave, per qualche istante, fu circondata da un assoluto silenzio. Mentre le bandiere sventolavano festose, si innalzarono il suono delle bande e delle sirene delle navi in porto, che la accompagnarono nei suoi "primi passi", nella sua discesa verso il mare e ... la vita.

Tra le autorità c'erano anche l'Alto Commissario di Napoli sen. Castelli, il comandante del Basso Tirreno S.E. Nicastro, il delegato provinciale dell'O.N.B. conte Filangieri, il segretario federale avv. Schiassi, il Preside della Provincia S.E. Foschini in rappresentanza di S.E. Albricci, e molte altre personalità di prestigio locali.

Nella pagina di cronaca sono riportati naturalmente anche alcuni dati tecnici della nave, che qui non riporto, perché li puoi trovare nella mia pagina "la mia grande passione".
La nave venne impostata il 12 maggio 1930 e venne ultimata in soli dieci mesi. La direzione fu quella del colonnello Odoardo Giannelli, che si avvalse della collaborazione dei due Tenenti Colonnelli del Genio Navale ing. D'Esposito ed ing. Di Nola. Il progetto fu affidato al Tenente Colonnello del Genio Navale ing. Francesco Rotundi.

IL CANTIERE DOVE E' NATA - Castellammare di Stabia

 

Il Regio Cantiere dove fu costruita la Regia Nave Scuola Amerigo Vespucci è situato a Castellammare di Stabia (Na) ed è un cantiere navale storico.
Il comune di Castellammare di Stabia (provincia di Napoli), coordinate: 40° 41′ 32.26″ Nord - 14° 28′ 03.92″ Est, è stato costruito sopra la storica Stabia, la città che rimase sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Nella zona dedicata al cantiere navale prima c'era un convento, trasformato poi in bagno penale.
Nel 1783 venne varata la nave da guerra napoletana "Minerva"; la nave sulla quale, nel 1799, venne impiccato, ad uno dei suoi alberi, l'ammiraglio Caracciolo.

Per volere di Ferdinando I vennero intrapresi i lavori di costruzione del cantiere navale. Gli stessi furono seguiti da Giovanni Edoardo Acton, ministro di Ferdinando IV di Borbone, con l'aiuto dell'ing. Bianchini e dell'ingegnere francese Antonio Imbert. Il cantiere venne fondato il 20 giugno 1783 e diventò il maggiore stabilimento navale d'Italia e del Mediterraneo. Si trovava nelle vicinanze dei boschi che gli garantivano la continua fornitura di legname pregiato, ed inoltre aveva un buon rifornimento di acqua minerale, grazie alle sue 28 sorgenti, senza con questo dimenticare la competenza e l'esperienza del personale che ci lavorava! Addirittura sarebbe stato possibile, all'occorrenza, costruire tre vascelli in contemporanea.

Il 13 maggio 1786 venne varata la prima nave, una corvetta che prese il nome di "Stabia" in onore dell'antica città. Nello stesso anno furono varate altre due navi: la corvetta "Flora" e il vascello "Partenope".
Dieci anni dopo fu costruito lo Stabilimento Produzione Cordami nei pressi del cantiere, tutt'oggi esistente, e fu creata la Scuola di Applicazione del Genio Navale. Da questa scuola uscirono i maggiori artefici dell'architettura navale della marina borbonica.

Navi varate fino al 1795:

1787 corvetta Galatea
1788 fregata Sibilla, corvette Aurora e Fortuna, vascello Ruggero
1789 fregate Sirena e Aretusa, vascelli Tancredi e Guiscardo, corvetta Fama
1792 vascello Sannita
1795 vascello Archimede

 

 

L'attività cantieristica fu sospesa poi fino al 1810.
In quegli anni, a seguito dell'occupazione francese di Napoli, e dell'esilio dei Borboni in Sicilia e della Repubblica Partenopea, lo scalo non fu più frequentato da navi. Ma nel 1810, con il regno di Murat, vennero riprese, anche se limitatamente, le costruzioni.
Le nuove unità furono i due vascelli Capri e Gioacchino.

Dal 1824 al 1860 ricominciarono e vennero intensificate le costruzioni, che proseguirono quasi senza lunghe interruzioni e che si integravano con quelle previste nella darsena di Napoli.
Vennero così varati i brigantini Aquila (1824), Zeffiro (1832), la fregata Urania (1833) e la goletta a vapore Flavio Gioia (1841).
Nel 1824, con la ripresa delle lavorazioni, il varo del Vesuvio costituì un esempio di celerità in quanto lo stesso avvenne nel giro di pochi minuti, per merito dell'ing. Mugnai.
Un altro varo particolare fu quello della fregata Isabella (1827) effettuato con la presenza del re Francesco I e di tutta la Corte.

Napoli era un porto importante: il primo battello a vapore, il Ferdinando I, fu costruito qui (1839) ed anche il primo tronco ferroviario d'Italia raggiungeva questa città (Napoli - Portici). Ma non era l'unico, infatti tale scalo ferroviario fu ben presto prolungato fino a Castellammare, proprio per l'importanza che questo cantiere rivestiva, che nel frattempo era anche stato ampliato e migliorato.

Tra il 1840 e 1846 vennero varate ben 11 navi a vapore: la goletta Sfinge, il brigantino Generoso, le fregate Ercole, Archimede, Carlo III, Sannita, il bastimento Delfino, la goletta Argonauta e le draghe e cavafondi Finanza, Erebo, Tantalo. Le ultime tre furono anche le prime costruite di quel genere.

Tra il 1850 e 1860 furono costruite:
1850 il vascello Monarca, la fregata a vapore Ettore e il brigantino Maria Teresa
1855 le draghe Finanza (una seconda nave) e Vulcano
1856 fregata a vapore Torquato Tasso e brigantino Aquila
1859 brigantino a vapore Sirena
1860 corvetta a vapore Borbone e fregata a vapore Farnese

Nel 1860, dopo l'entrata a Napoli di Garibaldi, venne emesso un decreto provvisorio inerente il passaggio degli stabilimenti militari e marittimi e dei Bastimenti del Regno delle Due Sicilie all'ammiraglio Persano, capo della squadra sarda. Il decreto definitivo ha la data del 17 novembre 1860.
Vennero quindi cambiati i nomi ad alcune navi borboniche: il Monarca diventò Re Galantuomo, la Borbone divenne la Garibaldi. La nave che a quella data si trovava ancora in cantiere, la Farnese, venne completata e varata, con il nome Italia, nel 1861.

Il cantiere di Castellammare di Stabia si avvaleva, come già accennato sopra, della collaborazione di quello di Napoli; il primo provvedeva alla costruzione, mentre il secondo si occupava dell'attrezzamento e delle riparazioni delle navi.
Questo cantiere aveva annessa una grande corderia unica nel suo genere. Ha continuato intensamente ed eccellentemente la sua attività, tanto che dal 1861 al marzo del 1931 ha messo a mare una sessantina di navi di ogni tipo e grandezza. Tra queste ci sono 17 scafi di corazzate (Messina, Principe, Amedeo, Duilio, Italia, Lauria, Re Umberto, Marco Polo, Pisani, Filiberto, Brin, Napoli, Vittorio Emanuele, San Marco, San Giorgio, Dante, Duilio (seconda) e Caracciolo), il Miseno (1886) e il Palinuro (1887), oltre ad incrociatori, cannoniere, navi scuola, navi reali, torpediniere, esploratori, piroscafi e trasporti. La sua centesima costruzione è stata la nave scuola Cristoforo Colombo (1928), il veliero simile all'Amerigo Vespucci.

E' un cantiere navale storico, perchè qui si sono sviluppate, durante la sua lunga esistenza, le principali iniziative e fasi tecniche del moderno sviluppo della marineria militare italiana. Nel 1876 ad esempio scende in mare la corazzata Duilio (dodicimila tonnellate), su progetto di Benedetto Brin, una novità per questo cantiere, il maggiore degli scafi interamente metallico costruito fino a quel momento, era quasi tre volte più grande delle normali stazze. Quattro anni dopo vengono varati i primi due esemplari di grandiose corazzate, quattordicimila tonnellate di stazza, del tipo Italia. Altre costruzioni importanti furono:

1850 Monarca (prima unità borbonica con propulsione ad elica)
1871 Audace (prima nave costruita interamente in ferro)
1876 corazzata Duilio (la nave più grande dell'epoca)
1880 - 1884 corazzate Italia e Lauria (prime del gruppo)
1885 incrociatore protetto Etna (primo del gruppo)
1886 - 1887 Tripoli, Goito, Folgore e Saetta (primi incrociatori e avvisi torpedinieri, da cui derivarono le cacciatorpediniere)
1888 corazzata Re Umberto (prima del gruppo)
1892 Marco Polo (primo incrociatore corazzato)
1895 incrociatore corazzato Vettor Pisani
1899 Agorda e Coatit (primi esploratori della Marina Militare)
1908 - 1909 incrociatori San Giorgio e San Marco
1910 Dante (prima corazzata da quasi ventimila tonnellate)

salvagente Vespucci
salvagente Vespucci

A causa della Prima Guerra Mondiale la produzione del cantiere si fermò, ma riprese nel 1928 con il varo della nave scuola Cristoforo Colombo, a cui seguì, nel 1931, l'Amerigo Vespucci.

Ai tempi del varo della nave Vespucci lavoravano in questo cantiere 1.200 persone ed un altro migliaio avrebbero poi partecipato poi all'allestimento del veliero.

Nel 1939 il Regio Cantiere fu assorbito dalla Navalmeccanica S.p.a..

Durante la Seconda Guerra Mondiale furono varati l'incrociatore Giulio Germanico (nel 1941) e numerose corvette antisommergibile.
A seguito della distruzione da parte dei tedeschi, avvenuta l'8 settembre 1943, venne ricostruito. Riprese la produzione con la Salernum, una nave posacavi, e con il batiscafo Trieste (1953) dello scienziato Auguste Piccard. Seguirono il varo degli incrociatori Caio Duilio e Vittorio Veneto (rispettivamente nel 1962 e 1967) per la Marina Militare e numerose altre unità mercantili e passeggeri.

Nave Vespucci a Castellammare di Stabia in occasione dei festeggiamenti per il 75° compleanno - giugno 2006



Foto tratta da www.comune.castellammare-di-stabia.napoli.it

cantiere Castellammare di Stabia

nave Vespucci a Castellammare di Stabia - giugno 2006
Foto tratta da www.comune.castellammare- di-stabia.napoli.it

 

 

 

 

 

 

Si ebbero poi anche:

1828 brigantino Principe Carlo e della nave Francesco I (destinata ad eventuali imbarchi della famiglia reale)
1830 scorridora Etna
1834 fregata Partenope
1835 goletta Venefrido (la prima nave a vapore uscita da questo cantiere)
1837 brigantini Intrepido e Valoroso

Vespucci e Vesuvio

nave Vespucci a Castellammare di Stabia - giugno 2006
Foto tratta da www.comune.castellammare- di-stabia.napoli.it

nave Vespucci all'ormeggio
Vespucci a Castellammare
salvagente Vespucci
salvagente Vespucci

ECCO DOVE VIVE: Arsenale Militare Marittimo di La Spezia

 

Nella città di La Spezia ha sede il Comando in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell'Alto Tirreno. E' una Base Navale Principale che comprende il Comando Servizi Base, la Stazione elicotteri di Luni, il raggruppamento subacquei ed incursori, gli Enti del Supporto logistico navale, il Centro addestramento e Reclutamento, il Comando Zona Fari e l'Arsenale Militare Marittimo.
Nei pressi dell'Arsenale è situato anche il Museo Tecnico Navale.

La nave scuola Amerigo Vespucci ha la sede presso questo Arsenale. Quando non è impegnata nella Campagna Addestrativa, o in altre crociere o in avvenimenti e cerimonie di rappresentanza, vive qui. E' qui che vengono anche svolti tutti i necessari, e spesso particolari, lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria a questo veliero (oltre che a molte altre navi), basti vedere per esempio gli ultimi interventi eseguiti, quando (a febbraio 2006) si è dovuto sostituire l'albero di trinchetto con non poche difficoltà.

L'Arsenale di La Spezia dà lavoro sia a personale militare che civile, per un totale di circa 2.100 persone di cui 200 militari e 1.900 tra impiegati ed operai. Lo stabilimento è diretto da un Ammiraglio Ispettore del Genio o delle Armi Navali della Marina Militare.
Si sviluppa su 85 ettari di superficie totale; ci sono 18 ettari di superficie coperta, 6 bacini di carenaggio e muratura, 2 bacini di carenaggio galleggianti, 2.600 metri di banchine e ... 13.000 metri di rete stradale!

Nel marzo del 2000 ho avuto la straordinaria occasione di visitarlo ed è stato molto interessante. Consiglio sempre a tutti di andarci, perché si può scoprire (magari per alcuni di voi si tratta solo di vedere), un mondo affascinante che non ho mai pensato potesse esistere; è un mondo terreno a cui le navi sono tutte legate, indispensabile per farle vivere nel loro ambiente naturale: il mare.
L'Arsenale di La Spezia per tradizione, di solito, è aperto ai civili solo in due occasioni: San Giuseppe (patrono di La Spezia) e Santa Barbara (patrona dei marinai).
Io ci sono stata appunto nel 2000 perché, dopo anni che desideravo vedere da vicino la nave che mi affascina tanto, era l'unica occasione, che finalmente mi si presentava, per ammirarla dal vivo. Tra l'altro sono stata fortunata perché era anche visitabile! Così l'ho incontrata, ed ho anche potuto toccarla con mano, per la prima volta. Purtroppo era in manutenzione e così ho potuto calpestare solo un terzo del ponte esterno, il resto era chiuso per i lavori in corso, inoltre non si presentava in perfette condizioni, mancavano ancora diverse parti degli alberi ed erano ancora montati i ponteggi per la loro manutenzione. Si è presentata comunque come una signora che, pur avendo una certa età (69 anni), che assolutamente non dimostrava, si stava facendo bella per ripartire per il giro del Mondo.
Se vuoi leggere quello che ho scritto riguardo al primo incontro vai nella pagina dei siti consigliati. Tutte le foto che seguono le ho fatte all'interno dell'Arsenale nel marzo 2000.

impalcatura per navi

un'altra nave in riparazione

 

 

nave in riparazione e bacino La Spezia

nave in bacino

 

 

 

Il compito principale dell'Arsenale fu quello di costruire unità navali per la Marina Militare.
Tra il 1871 e il 1923 furono varate 8 corazzate, 6 incrociatori, 2 torpediniere, 2 cannoniere, 9 sommergibili e numerose altre navi minori in appoggio a queste.
L'Arsenale era in grado di costruire gli scafi, ed anche i macchinari, le armi e le apparecchiature necessarie sia alla propulsione che ai sistemi di combattimento.

Nel luglio del 1931 nel piazzale dell'Arsenale fu sistemato un apparecchio ricevente; erano infatti i primi tempi degli esperimenti sull'utilizzo delle onde corte nelle comunicazioni radio. Un radiofaro venne invece posizionato sulle colline di Sestri Levante. Tutto questo sarebbe servito per radioguidare le navi nell'entrata in porto con condizioni meteo non favorevoli.
Nel frattempo la nave Elettra, utilizzata da Guglielmo Marconi, era già stata attrezzata presso questo Arsenale sia con l'installazione di radio trasmittenti e riceventi, sia con gli alberi ... utilizzati però per le antenne, anziché per le vele!
Successivamente, grazie ai brevetti concessi da Marconi, proprio presso l'Arsenale di La Spezia nacquero le prime officine di costruzione radio e le scuole per l'addestramento del personale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l'intera struttura subì numerosi e violenti bombardamenti con gravissimi danni. Conseguentemente, negli anni che vanno dal 1945 al 1950, si dovette procedere alla ricostruzione degli edifici e delle attrezzature.

Attualmente in questo complesso non vengono più costruite le navi, ma si svolge principalmente l'attività di manutenzione, ed a volte quella di trasformazione, il tutto finalizzato al mantenimento in efficienza delle Unità Navali dell'Alto Tirreno. E' per questo motivo che l'Arsenale ha ultimamente subito dei cambiamenti per essere adattato ai nuovi scopi. Tra queste modifiche ad esempio c'è la trasformazione della zona scali, dove avvenivano i vari delle navi, in una moderna banchina per la Base Navale.

albero in riparazione

albero del Vespucci in riparazione in una delle officine

camino officina arsenale La Spezia

un'altra officina

 

All'interno dell'Arsenale.

La porta monumentale è stata costruita nel 1883.
A fianco dell'entrata dell'Arsenale si trova il Museo Tecnico Navale che occupa l'antica Caserma dei Pompieri.
Le ancore sono quelle della Corazzata austriaca "Viribus Unitis", affondata a Trieste nel 1918. Le palle per cannoni che si trovano sui pilastri sono quelle usate nel 1850 dai cannoni navali ad avancarica.
Il piazzale all'interno della Porta Principale è Piazzale Bergamini, intitolato appunto alla medaglia d'oro Ammiraglio di Squadra G.C. Bergamini.
Il ponte sul canale Lagora era girevole ed è stato fatto nel 1885. Fu distrutto nella Seconda Guerra Mondiale ed in seguito fu ricostruito fisso.

La Porta Ferrovia Nord permetteva l'accesso del treno. Il ponte ferroviario girevole si apriva al passaggio delle imbarcazioni che erano dirette dalle navi alla fonda in porto alla Porta Principale dell'Arsenale. La linea ferroviaria fu in uso dal 1870 al 1950.


La prima darsena ha queste dimensioni: metri 200 x metri 420. Gli scavi a secco furono effettuati tra il 1863 e 1865.
La seconda darsena è: metri 200 x metri 600. Inizialmente era metri 200 x metri 390 ma venne modificata tra il 1888 e 1890.

Il ponte girevole in ferro venne fatto nel 1914 e andò a sostituire quello distrutto nel 1869 a causa dell'allargamento del canale.

Si possono vedere 6 bacini di carenaggio con diverse dimensioni a seconda delle necessità (vedi il dettaglio a fianco).

In Arsenale si trovano, come detto sopra, molti laboratori; tra questi ad esempio ci sono l'officina congegnatori, per riparazioni meccaniche, l'officina motori, l'officina calderai, per tutti gli impianti a vapore, l'officina costruzioni navali, l'officina elettronica, quella elettroacustica, quella delle telecomunicazioni, l'officina siluri, l'officina armi ed armamenti, quella marinaresca, varie sale prove e collaudi e molti altri laboratori.

ponte apribile La Spezia

il ponte apribile e girevole


officina Arsenale La Spezia

lavorazioni in un'officina

 

 

I sei bacini nel dettaglio.

N. 1
lung. m. 100, larg. m. 23, capacità mc 21.000. Gli scavi vennero effettuati dal 1863 al 1865; è operativo dal 1870 ed ospita unità tipo Sommergibili e Dragamine.

N. 2
lung. m. 132, larg. m. 24, capacità mc 29.000. Gli scavi risalgono al periodo dal 1864 al 1866; è operativo dal 1870 e può ospitare Naviglio Ausiliario.

N . 3
lung. m. 132, larg. m. 24, capacità mc 29.000. Gli scavi vennero effettuati dal 1864 al 1866; è operativo dal 1870 ed ospita unità tipo Fregate.

N. 4
lung. m. 110, larg. m. 23, capacità mc 21.000. Gli scavi vennero effettuati dal 1863 al 1865; è operativo dal 1870 ed ospita unità tipo Sommergibili e Naviglio Ausiliario.

N. 5
lung. m. 220, larg. m. 33, capacità mc 78.000. Gli scavi vennero effettuati dal 1884 al 1891; è operativo dal 1891 ed ospita unità tipo Incrociatori e Cacciatorpedinieri.
Fino al 1914, con una barcaporta intermedia sarebbe stato possibile dividerlo in due.

N. 6
lung. m. 220, larg. m. 28, capacità mc 53.000. Gli scavi vennero effettuati dal 1886 al 1899; ospita unità tipo Incrociatori.

ponteggio nave Vespucci

nave Vespucci in manutenzione - La Spezia, marzo 2000

 

L'Arsenale di La Spezia nacque con l'obiettivo di costruire Navi Militari.
Attualmente però l'attività principale è quella della manutenzione e dell'ammodernamento delle Unità Navali.

E' curioso vedere come accanto a questo ammodernamento vivano però anche tutte le vecchie professionalità artigianali. C'è ancora un forte legame con il passato, basti pensare anche solo alla Vespucci, con i suoi 75 anni! E' da notare che si tratta di lavorazione artigianali, che sono presenti ormai solo qui, in questo Arsenale. Queste lavorazioni riguardano vari settori, tra cui veleria, falegnameria, cordami.
Ma il passato e la tradizione si vedono ovunque: la monumentale Porta Principale, i bacini di carenaggio di conformazione ottocentesca, le antiche officine ancora efficienti.
Sono presenti infatti 6 bacini in muratura (quelli con il vecchio sistema a "gradoni", non i drydock moderni) e due darsene, oltre alle officine dei calderai, dei tubisti, alla veleria e alla fonderia, nella quale si colano i metalli e vengono preparate le leghe per le chiodature usate nella congiunzioni delle lamiere delle navi.

E' stato Bonaparte all'inizio del 1800, quando La Spezia era solo un piccolo borgo di circa 3.000 persone sotto l'impero napoleonico, ad avere l'intuizione dell'importanza che avrebbe potuto avere il Golfo di La Spezia. Della sua idea di costruire un grande Arsenale si arrivò però solo al progetto, e non alla costruzione, a causa delle sconfitte subite nel frattempo a Lipsia e Waterloo.
L'idea di Napoleone fu messa in pratica però da Camillo Benso Conte di Cavour.
Nel 1857 riuscì a far trasferire la Marina Militare da Genova a La Spezia ed a ottenere il finanziamento per la costruzione dell'Arsenale. I lavori iniziarono nel 1861, su progetto del Maggiore del Genio Militare Domenico Chiodo, modificando quello di Napoleone. L'inaugurazione avvenne, con una cerimonia, il 28 agosto 1869 alla presenza delle autorità civili e militari e di centinaia di persone. Si attese il colpo di cannone di mezzogiorno e poi il Generale Domenico Chiodo dette il segnale per la demolizione dell'argine artificiale, che era stato posizionato all'imboccatura della Darsena. Circa 600.000 metri cubi di acqua defluirono tra gli applausi della folla.
I lavori proseguirono anche negli anni seguenti, fino al 1900 circa, apportando vari ampliamenti.

Grazie all'Arsenale si crearono nuovi posti di lavoro e La Spezia si sviluppò sia economicamente, sia demograficamente raggiungendo i 31.500 abitanti nel 1881, 60.000 nel 1901 e 123.000 nel 1940.

Attualmente il cantiere fa capo alla Direzione navi da trasporto della Fincantieri S.p.a..
La superficie occupata è pari a circa mq. 236.000 (di cui mq. 78.000 coperti). Ha uno scalo lungo m. 234 e largo m. 32. Il varo avviene in maniera tradizionale. E' dotato di quattro gru, ognuna con capacità di sollevamento di 200 tonnellate. Sono stati recentemente acquistati nuovi mezzi di sollevamento, tra questi da segnalare nove carriponte dei quali due da 200 tonnellate. Nello stabilimento lavorano (anno 2006) 654 persone, e sono così suddivise: 485 operai, 155 impiegati, 7 quadri e 7 dirigenti.

falegnameria Arsenale La Spezia

uno dei lavori eseguiti in falegnameria

 

 

Ulteriori notizie, approfondimenti e curiosità li trovi nella pagina che ho dedicato appositamente all'Arsenale Militare Marittimo di La Spezia.

bacino di carenaggio Arsenale La Spezia

uno dei grandi bacini di carenaggio
quelle due piccole cose sul fondo, in basso al centro della foto, sono due carriole!